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Comunicato Stampa

RICORSO A GARANTE TLC PER DIRITTO REPLICA
Diritto di replica alla trasmissione "Striscia la notizia" del 3 aprile 2008

 

Un ricorso al Garante per le Telecomunicazioni per chiedere “il diritto di replica di cui sono stato privato da ‘Striscia la notizia’”. Ad annunciarlo il presidente del V Municipio Ivano Caradonna  che ritiene sia stata lesa la sua immagine durante una puntata di ‘Striscia la notizia’, in onda lo scorso 3 aprile, in cui, “in un servizio firmato da Gimmy Ghione sulla bonifica della Valle dell’ Aniene, si screditava il mio operato con notizie false e senza concedermi, in nome della par condicio, diritto di replica”.   

 

Spiega Caradonna: “I fatti risalgono a due mesi fa, quando ‘Striscia’ mi ha  intervistato subito dopo lo sgombero del campo nomadi della   Valle dell’ Aniene, un luogo per 10 anni occupato abusivamente da circa 500 persone che qui avevano insediato le loro 150 baracche. A seguito dello sgombero, l’area di proprietà privata, necessitava ovviamente di pulizia. In attesa della bonifica vera e propria, che per legge doveva essere effettuata dai privati, il Comune di Roma, attraverso la sollecitazione del V Municipio (da me anticipata ai microfoni di ‘Striscia’), è intervenuto chiedendo una pulizia all’Ama che, solo per citare qualche numero, ha rimosso 835 tonnellate di rifiuti e 4000 metri cubi di materiali indifferenziati, per un totale di 700 ore impiegate dagli operatori per questa operazione. Il lavoro quindi, ‘promesso’ durante l’intervista, è stato regolarmente svolto per ciò che concerne l’amministrazione. Ma ‘Striscia’  è ritornata sul luogo che, lo ripeto, è compito dei privati bonificare e ha mandato in onda il nuovo video sul tema del decoro della Valle dell’Aniene affiancandolo alla mia vecchia intervista. Come dire l’amministrazione non mantiene ciò che promette”.

 

“Se i responsabili del servizio fossero stati corretti avrebbero riportato tutti gli elementi necessari a formare il giudizio del telespettatore mettendo anche in luce i passi in avanti che già sono stati fatti sull’area. Invece è stato più semplice gridare allo scandalo, trovare un responsabile e negargli il fondamentale diritto di replica”. 

 

Roma 8/4/2008

 
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